Niccolò Scaffai, Letteratura e ecologia. Forme e temi di una relazione narrativa

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Le questioni ecologiche occupano uno spazio centrale nell’esperienza e nel’’immaginario della contemporaneità. L’ecologia è divenuta una struttura di senso, rispetto alla quale individui e società orientano i propri valori e costruiscono le proprie rappresentazioni. In tale contesto, la letteratura ha un ruolo essenziale: l’idea di ambiente e le forme di relazione tra uomo e natura, infatti, sono state fissate specialmente attraverso i testi letterari. In un duplice senso: da un lato, il discorso ecologico ha adottato costruzioni tipicamente narrative; dall’altro, la letteratura ha trovato nell’ecologia argomenti attuali (per esempio, il dilagare dei rifiuti o la contaminazione tra paesaggi urbani e naturali nelle aree periferiche delle grandi città) ed elementi per rinnovare temi classici (la ricerca di un’armonia con la natura o, all’opposto, il timore di una prossima apocalisse). Il volume interpreta la relazione tra la tematica ambientale e i dispositivi formali che la modellano, mettendo a confronto le prospettive ecologiche presenti in opere rappresentative della letteratura mondiale e l’idea di natura ereditata dalla tradizione.

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Simone Moro, Coll’arditezza della frase. Ordine artificiale e Sublime nei “Canti” di Leopardi

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Se i Canti di Giacomo Leopardi sono una delle opere capitali della poesia moderna è perché hanno saputo realizzarne aspetti per così dire archetipici. Uno di questi è senz’altro la lingua, che Leopardi indaga sui testi degli autori che lo hanno preceduto, discute sul piano teorico, e infine configura in modo nuovo e personale. In questo saggio (vincitore del XIV ‘Premio Giacomo Leopardi’ per tesi di laurea), Simone Moro si occupa di uno degli elementi peculiari della lingua poetica dei Canti: l’ordo artificialis delle parole, studiato nelle sue forme grammaticali e retoriche per rivelarne i valori stilistici e poetici, in relazione alle dichiarazioni dello Zibaldone sugli ardiri e lo stile sublime. La poesia si è sempre servita di artifici quali iperbati, anastrofi, epifrasi e sìnchisi, e in epoca neoclassica il loro utilizzo sistematico ha configurato un vero e proprio programma letterario. Perché allora Leopardi, che si propone di dare all’Italia una poesia nuova e moderna, recupera stilemi tanto tradizionali? Come li impiega all’interno dei testi? Quale significato espressivo racchiude una scelta maturata in rapporto consapevole con la poesia del passato e il panorama poetico del suo tempo? Un’analisi stilistica svolta sui Canti e insieme aperta a un confronto con alcuni capisaldi della tradizione suggerisce delle risposte a simili domande, e offre un’interpretazione rinnovata di alcuni testi dell’opera: delle canzoni iniziali, ovviamente, ma anche di capolavori di più ampio respiro come la Ginestra.

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Roberto Galbiati (a cura di), L”Historia di Camallo’ e l”Historia del pescatore’: un testo teatrale e un cantare di primo Cinquecento (Commissione per i testi di lingua, Pàtron editore, 2017).

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L’Historia di Camallo è un testo teatrale di primo Cinquecento e possiede tutti gli elementi caratteristici delle sacre rappresentazioni: è scritto in ottava rima, è aperto da un annuncio e concluso da una licenza, ed è definito un “mistero”, termine con cui si chiamavano comunemente le sacre rappresentazioni. Argomento del testo non è però la vita di una santa o un episodio biblico, ma una storiella molto salace, che ha come protagonisti il pescatore Camallo, sua moglie Valeria e Venere, Cupido e Priapo. Il libro pubblica anche il coevo cantare dell’Historia del pescatore, perché ha una trama molto simile a quella dell’Historia di Camallo. Le due edizioni sono precedute da una introduzione in cui l’autore inserisce l’Historia di Camallo nel contesto teatrale primo cinquecentesco. Egli ipotizza che il testo sia un prodotto delle veneziane Compagnie della Calza, associazioni di giovani aristocratici gaudenti, che avevano l’abitudine di rappresentare commedie e spettacoli scabrosi.

Filippo Pecorari, Quando i processi diventano referenti. L’incapsulazione anaforica tra grammatica e coesione testuale (Edizioni dell’Orso 2017)

Filippo Pecorari

Quando i processi diventano referenti. L’incapsulazione anaforica tra grammatica e coesione testuale

Alessandria, Edizioni dell’Orso 2017

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Questo volume propone uno studio delle caratteristiche linguistiche e testuali dell’incapsulazione anaforica nell’italiano scritto contemporaneo. La principale novità di questo lavoro, sostanziato dallo spoglio di un corpus di testi giornalistici, consiste nella proposta di una nuova definizione dell’incapsulazione anaforica. Tra le caratteristiche del fenomeno, viene qui assegnato un rilievo determinante alla trasformazione di un antecedente sintatticamente complesso, che denota un processo, in un’espressione referenziale. Dal riconoscimento della centralità di questa proprietà discende un allargamento dei confini del fenomeno, che può essere realizzato non solo da sintagmi nominali pieni – le uniche forme considerate finora – ma anche da espressioni lessicalmente vuote, come i pronomi. L’incapsulazione, una volta precisata nei suoi contorni concettuali, è poi esaminata per ciò che riguarda le sue funzioni testuali. L’analisi mette in evidenza la grande versatilità testuale di questo dispositivo di coesione, che – diversamente dalle anafore di tipo canonico – si dimostra in grado di operare ad ampio raggio su diversi livelli di organizzazione del testo.

Francesco Diaco, Dialettica e speranza. Sulla poesia di Franco Fortini (Quodlibet, 2017)

Francesco Diaco

Dialettica e speranza. Sulla poesia di Franco Fortini

Macerata, Quodlibet, 2017

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Questo saggio, pubblicato a cento anni dalla nascita di Fortini, persegue un doppio obiettivo. Da una parte, si ripercorrono con attenzione le sei principali raccolte dell’autore (Foglio di via, 1946; Poesia e errore, 1959; Una volta per sempre, 1963; Questo muro, 1973; Paesaggio con serpente, 1984; Composita solvantur, 1994), al fine di offrire per la prima volta una visione unitaria e aggiornata dell’intera produzione poetica fortiniana. Dall’altra, si adotta un taglio ermeneutico originale, volto ad approfondire il rapporto tra la scrittura di Fortini e la categoria di tempo, intesa non solo come tema esplicito, ma anche come principio costruttivo e come filosofia della storia. In particolare, si riflette sul valore dell’oscillazione fortiniana tra gli imperativi assoluti dell’etica e la “tattica” politica, tra l’impazienza giovanile e la maturità della mediazione, tra l’utopia di un futuro radicalmente diverso e l’impegno concreto nel presente. L’oscillazione tra questi due poli – che si presuppongono e correggono a vicenda – risponde comunque a una serie di “leggi” e di regolarità, dettate dal genere letterario praticato, dalla presenza o dall’assenza di possibilità rivoluzionarie e da una precisa selezione dei destinatari (gli interlocutori visibili, a cui si rivolgono i messaggi di più rapido consumo, oppure i lettori avvenire, a cui sono indirizzate le allegorie “a lunga gittata”). L’intento complessivo è quello di coniugare teoria della letteratura, ricostruzione del contesto storico‑sociale e analisi stilistico‑formale dei testi, in modo da non scindere il Fortini lirico dal Fortini intellettuale, critico e saggista.

 

Francesco Diaco (Torino, 1988) è dottore di ricerca in Filologia e critica presso l’Università degli Studi di Siena, in cotutela con l’Université de Lausanne. È inoltre membro del comitato scientifico del Centro Studi Franco Fortini e della redazione de «L’ospite ingrato online».

 

Amelia Juri, L’ottava di Pietro Bembo. Sintassi, metrica, retorica (ETS, 2016)

Amelia Juri
L’ottava di Pietro Bembo. Sintassi, metrica, retorica
Quaderni della Sezione di Italiano dell’Università di Losanna, 
Pisa, ETS, 2016

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Le Stanze di Pietro Bembo, apprezzatissime ai loro giorni, sono oggi piuttosto trascurate dagli studi, a dispetto del ruolo fondamentale che hanno ricoperto nella storia della letteratura rinascimentale e dell’ottava rima. Nate in occasione del carnevale urbinate del 1507, insieme alla canzone Alma cortese e dopo gli Asolani queste cinquanta ottave hanno additato una nuova via per il petrarchismo cinquecentesco. Bembo ha infatti dimostrato per primo la possibilità di trasferire la lingua e le strutture formali dei Fragmenta in un altro genere, addirittura non contemplato dal modello, e di livello umile: il poemetto lirico-narrativo e l’invito primaverile all’amore. Le Stanze si configurano così come una fondamentale anticipazione del Furioso e della sua ottava aurea, sulla quale devono senz’altro avere influito. Attraverso l’analisi stilistica, variantistica e intertestuale, e il costante confronto con Ariosto e la tradizione tre-quattrocentesca, lo studio di Amelia Juri si propone di restituire al poemetto bembiano il posto che gli spetta nella storia dell’ottava e del petrarchismo, in quel delicato periodo che vede il tramonto definitivo delle corti e l’affermazione del classicismo cinquecentesco maturo: fase decisiva della storia della poesia europea di cui le Stanze offrono al lettore moderno una delle più vivaci interpretazioni.

L’anticiviltà. Il naufragio dell’Occidente nelle narrazioni della Shoah (Mimesis, 2017)

L’anticiviltà. Il naufragio dell’Occidente nelle narrazioni della Shoah

a cura di Sibilla Destefani

Milano, Mimesis, 2017

L' anticiviltà

Auschwitz è il luogo, simbolico e materiale, in cui si compie l’ultimo atto della modernità europea. Auschwitz, in questo senso, divide la storia in un “prima” e un “dopo” tra cui non c’è più nessuna comunicazione, dando vita a una vera e propria frattura che mette fine ai miti e alle illusioni di quella stessa modernità. Ad Auschwitz la parabola gloriosa inaugurata dall’Uomo vitruviano di Leonardo collassa, sostituita dal suo doppio speculare e negativo: quel Muselman in cui Primo Levi identifica l’emblema di “tutto il male del nostro tempo” e che abita l’anticiviltà del genocidio. Le testimonianze italiane della Shoah, per la prima volta studiate nel loro insieme, esibiscono e raffigurano proprio i contorni e gli abissi di questa civiltà capovolta e dimostrano come la profonda cesura storica, culturale e antropologica di Auschwitz, ben lungi dall’essere una costruzione teoretica posteriore, sia già presente in nuce nei racconti dei superstiti. Attraverso la mise en abîme dei testi fondativi dell’etica giudaico-cristiana (la Torah, il Nuovo Testamento e la Commedia dantesca), la koinè mortifera di Auschwitz dà vita all’ “antinarrazione delle camere a gas” che ribalta, frantumandola, l’integralità delle grandi narrazioni del passato. Con il conseguente naufragio, come per l’imbarcazione dell’Ulisse dantesco rivisitato da Levi, dei principi dell’umanesimo occidentale. (dalla quarta di copertina)

Il libro è acquistabile sul sito della casa editrice Mimesis.

Da Primo Levi alla generazione dei “salvati”. Incursioni critiche nella letteratura italiana della Shoah dal dopoguerra ai giorni nostri (Giuntina, 2017)

 Da Primo Levi alla generazione dei “salvati”. Incursioni critiche nella letteratura italiana della Shoah dal dopoguerra ai giorni nostri

a cura di Sibilla Destefani

Firenze, Giuntina, 2017

Da Primo Levi alla generazione dei «salvati»

Come lo si evince sin dal titolo – Da Primo Levi alla generazione dei «salvati», incursioni critiche nella letteratura italiana della Shoah dal dopoguerra ai giorni nostri – il presente volume si propone di esplorare il tema della deportazione italiana in un’ottica il più possibile inclusiva, che permetta di offrire una lettura critica dell’insieme delle testimonianze della letteratura genocidiaria a firma maschile e femminile, entro e oltre la memorialistica. Dal corpus testimoniale, composto degli scritti degli uomini e delle donne sopravvissuti alla Shoah, passando dalle rappresentazioni dei grandi poeti del Novecento e arrivando, infine, alle ‘disseminazioni’ cinematografiche e musicali della Shoah nella cultura di massa del nuovo millennio, il volume ambisce a fornire una panoramica delle modalità di rappresentazione e di indagine critica di un evento che scardina i presupposti etici, politici e antropologici dell’Europa moderna, e le cui ombre si allungano fino alla contemporaneità più prossima. (dalla quarta di copertina)

 

Il libro è acquistabile sul sito della casa editrice Giuntina.

Storia dell’epistolario leopardiano

Christian Genetelli, Storia dell’epistolario leopardiano. Con implicazioni filologiche per i futuri editori, Milano, LED, 2016.

Copertina del volume

Per saperne di più

 

 

 

“Gli strumenti umani” di Vittorio Sereni

“Gli strumenti umani di Vittorio Sereni”. Giornata di Studi, Università di Ginevra, 5 dicembre 2013, a cura di Georgia Fioroni, “Quaderni ginevrini d’italianistica” (4), Lecce, Pensa MultiMedia, 2016